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C.so Gran Priorato di Malta, 25 - cortile Palazzo Lanza 81043 Capua (CE) |
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Teatro dell’Architempo |
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RASSEGNA DI DRAMMATURGIA CONTEMPORANEA |
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Lunedì 13 febbraio 2006
Compagnia del Teatro dell'Argine ITALIANI CìNCALI parte prima: minatori in Belgio di Nicola Bonazzi e Mario Perrotta diretto e interpretato da Mario Perrotta
Voci amichevolmente registrate da Peppe Barra, Ferdinando Bruni,Ascanio Celestini, Laura Curino, Elio De Capitani.
Italiani cincali!, di cui a febbraio uscirà il dvd della serie Teatro INcivile in allegato all’Unità, è un progetto teatrale sull'emigrazione italiana del secondo dopoguerra che ha dato vita a due spettacoli distinti. Il primo, che verrà rappresentato nell’ambito del Teatro dell’Architempo, è incentrato sul primo caso di emigrazione assistita dallo Stato del dopoguerra, ossia, i minatori italiani in Belgio, considerati emigranti di scarto. Chi veniva "arruolato" in Belgio, in Svizzera, in Francia, in Germania, infatti, si trovava nella condizione di eterno stagionale, un po' per le leggi locali e un po' per il disagio nei rapporti con gli abitanti del luogo, che consideravano quegli uomini diversi e utili solo come braccia da lavoro. Vera spina dorsale del lavoro sono state le centinaia di ore di interviste a chi in miniera c'è stato. Centinaia di emigranti tornati a casa nell'indifferenza generale, con pochi soldi in tasca e con la silicosi nei polmoni. Tra momenti di sorridente levità e di coinvolgente tragicità, il teatro-narrazione di Perrotta racconta le vite disperate di uomini venduti per un sacco di carbone.
Giovedì 23 marzo 2006
Compagnia Rossoteatro LA GRANDE OCCASIONE di Matteo De Simone diretto da Matteo De Simone progetto scenico e costumi Annaluigia De Simone interpretato da Tania Coleti
Tre monologhi liberamente tratti dall’opera di Bennett, per il quale alcuni critici hanno detto non c’è più niente di tragico che il comico. Una scrittura sarcastica, ma anche pietosa, per lo sguardo sempre comprensivo che getta sui suoi personaggi: tutti soli, tutti incastrati nei loro scomodissimi ruoli, tutti comici. Dall’insoddisfatta moglie di un vicario anglicano alle prese con gare di composizioni floreali e con l’attrazione mistico-erotica delle parrocchiane verso il marito, all’attrice di metodo che, inseguendo la professionalità in ogni minimo ruolo affibbiatole, si ritrova semplicemente a dover mostrare le tette nel film di un ambiguo regista teutonico, alla grafomane ossessiva che soffoca la sua angoscia scrivendo lettere di proteste a tutti. Ciò che viene fuori è il motto di spirito, spesso involontario, tipico dei personaggi di Bennet. Il loro essere ridicoli, spesso tragicamente, dipende proprio dall’essere inconsapevoli, a volte con innocenza, altre con vera e propria ottusità. Ognuna di loro ha il suo momento di vita da raccontarci, spesso con un brio incontenibile che ci sorprende a ghignare ferocemente insieme con loro, fino a condurci improvvisamente alla scoperta che la vita è buffa proprio perché è tragica.
Teatro Stabile di Calabria IL FIGLIO DI GERTRUDE UNA STORIA DI NAPOLI di Lorenzo Gleijeses diretto da Julia Varley interpretato da Lorenzo Gleijeses Disegno luci: Fausto Pro Oggetti di scena: Michele De Santis Colonna sonora: Jan Ferslev
Testi scelti da Lorenzo Gleijeses, estratti da: Amleto di William Shakespeare; Hamlet Machine di Heiner Müller; Mal d’Amlè di Enzo Moscato; Mamma, Piccole tragedie minimali di Annibale Ruccello. A questi testi si aggiungono brani estratti da Una storia in Danimarca di John Updike, scelti da Julia Varley.
Un giovane dialoga da solo con le persone che hanno significato qualcosa nella sua vita. Il padre è morto. Il suo ricordo è un fantasma idealizzato da raggiungere o l’immagine da annientare per poter finalmente crescere. La madre vedova è accusata di volersi rifare una vita. La donna amata è derisa per poterla tenere a distanza. L’amico è da piangere come un altro morto. Il pubblico è il sostegno per mostrarsi forte dietro la maschera dell’attore. Nessuno può debellare il senso di solitudine, nemmeno la madre che alla fine lo abbandona per liberarsi dal peso di un ruolo che non ha scelto. Rimangono o’ pazzariello, le canzoni napoletane e la fantasia per essere tanti e assieme, in solitudine, dietro la barricata.
Mercoledì 3 maggio 2006 LA BANALITÀ DEL MALE di Hannah Arendt riduzione e adattamento di Paola Bigatto diretto e interpretato da Paola Bigatto
Hannah Arendt, filosofa, allieva di Heidegger e Jaspers, emigrata in America nel 1940, a causa delle persecuzioni razziali, dal 1941 ha insegnato nelle più prestigiose università americane, pubblicando importanti testi sul rapporto tra etica e politica. Nel 1961 segue, come inviata del The New Yorker, il processo Eichmann a Gerusalemme: il resoconto esce prima sulle colonne del giornale nel 1963. Esso susciterà una grande ondata di proteste e una accesa polemica a causa della particolare lettura che la Arendt, ebrea e tedesca, dà al fenomeno dell’Olocausto e dell’antisemitismo in Germania. Hannah Arendt osserva la macchina della giustizia di Israele con implacabile occhio critico. Scopre che è la menzogna eletta a sistema di vita sociale e politica la principale artefice delle tragedie naziste, la menzogna come strategia esistenziale: la capacità di negarsi delle verità conosciute è il meccanismo criminale che porta il male ad apparire banale. La capacità di giudizio che ci esime dal commettere il male non deriva da una particolare cultura, bensì dalla capacità di pensare. E dove questa capacità è assente, là si trova la “banalità del male”.
Giugno 2006
Teatro dell’Architempo ITAGLIANI! STORIA DEL DELIRIO DI FREVELLA LAVANNARA CHE PROFETIZZÒ A HITLER E MUSSOLINI LA FINE DELLA GUERRA A CAUSA DI AUGUSTO CINNICÒ, UOMO DI CONCETTO di Antonella Cilento con Margherita Di Rauso
Frevella, lavannara napoletana, picchia ogni giorno a sangue suo marito, Augusto Cinnicò, infelice disoccupato comunista sotto il regime fascista. Frevella, afflitta da epilessia, insulta, mena le mani e delira. Augusto, uomo di concetto, immagina disperato come vendicarsi dei dittatori della sua vita, la moglie e Mussolini. E’ così che, per sfruttare le crisi epilettiche e capovolgere finalmente i ruoli, s’ inventa una Frevella Sibilla Cumana: profetizzerà per Hitler e Mussolini, di passaggio a Napoli, la fine della guerra… Fra il 1938 e il dopoguerra le memorie monologanti, comiche e deliranti di due insoliti protagonisti, sullo sfondo dei rivolgimenti del Fascismo.
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Gli spettacoli hanno inizio alle ore 21. Costo biglietto 10 euro. Ridotto (under 25 – over 65) 6 euro. Abbonamento a 5 spettacoli 30 euro.
Prevendita presso la libreria Guida Capua, in c.so Gran Priorato di Malta, 25 – cortile Palazzo Lanza, Capua. Info: www.architempo.it; tel: 0823.622924/ 338.9993220/ 347.0481981 |
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Direzione artistica Margherita Di Rauso www.margheritadirauso.com |

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